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La forza trainante dell’imprenditoria straniera in Italia

La forza trainante dell’imprenditoria straniera in Italia

L’imprenditoria straniera in Italia, va controcorrente e sembra non risentire degli effetti della crisi economica che affligge il sistema della Piccola e Media Impresa italiana.

Da un’analisi comparata effettuata su un recente studio della Fondazione Leone Moressa (su dati Infocamere) e sul IV rapporto – 2015 dell’Osservatorio Nazionale sull’Inclusione Finanziaria dei Migranti del CeSPI (su dati CRIBIS D&B e su propria banca dati), oltre all’analisi del II Rapporto sull’imprenditoria degli immigrati del Centro studi e ricerche IDOS, emerge come, in generale, nel 2015 siano oltre 500mila le aziende a titolarità straniera (su un totale di circa 6 milioni di imprese italiane), con un incidenza del 9.1% sul totale.
Di queste, la quasi totalità (94.2%) è di esclusiva conduzione straniera sotto forma di impresa individuale,a riprova che l’impresa in generale è un ottimo veicolo di inclusione sociale.

Il dato più interessante è rappresentato, però, dalla natalità delle start up e dalla mortalità delle imprese straniere rispetto a quelle italiane; se tra il 2011 ed il 2015 si registra una diminuzione delle imprese italiane del 2.6%, nello stesso periodo il numero di start up e imprese di immigrati è cresciuto del 21.3%.
Nel solo anno 2015, il numero di imprese straniere è aumentato di 24.795 unità mentre le imprese italiane hanno fatto registrare un decremento di circa 10mila unità.

Seppur, in generale, siano interessati maggiormente solo alcuni settori specifici (commercio, edilizia, tessile, abbigliamento, ristorazione e servizi su tutti), concentrati in maniera prevalente nel centro nord Italia, con forti presenze in alcuni territori (Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna, Lazio, Toscana, Roma e Milano come città) e sebbene l’impresa straniera sia, mediamente, di piccole o piccolissime dimensioni (lavoratore autonomo, ditta individuale, microimpresa artigiana), il contributo che gli imprenditori immigrati danno al sistema nazionale è rilevante: con 96 miliardi di euro, contribuiscono al 6.7% della ricchezza complessiva del Paese.

Le comunità più intraprendenti, a livello nazionale, sono state (nell’ordine) quella marocchina, cinese, romena, albanese, bangladese e senegalese.

A Roma e provincia

Da alcuni dati relativi al 31 dicembre 2015, fonte Camera di Commercio di Roma, presso la stessa CCIAA risultano registrate 59.753 imprese straniere (ossia quelle la cui partecipazione del controllo e della proprietà è detenuta in prevalenza da persone non nate in Italia), di cui circa il 7.7% residenti nel solo Comune di Roma.
L’incidenza delle imprese straniere sul totale delle imprese registrate in CCIAA di Roma (478.189 unità) è pari al 12.5%; il valore cresce fino al 14.9% se si prendono in considerazione solo le imprese con inizio attività dichiarato (346.271 imprese contro 51.462 imprese straniere).
Interessante è anche il dato relativo alle imprese artigiane straniere che, rispetto al totale della provincia (68.756 imprese registrate), rappresentano oltre il 18% (12.549 unità).

L’area romana continua a distinguersi con dei ritmi di crescita molto elevati, frutto di un dinamismo imprenditoriale che non ha gli stessi effetti tra gli autoctoni, mostrando una capacità di leggere ed interpretare gli andamenti economici, ricavandosi spazi sempre più estesi di attività, con una intensa capacità di resistenza se non di relienza.
Le ulteriori prospettive di sviluppo dell’impresa immigrata appaino molto promettenti, anche se subordinate alla implementazione di adeguate azioni di supporto, soprattutto in campo creditizio finanziario e sul versante della semplificazione amministrativa e fiscale.
Il valore positivo dell’impresa immigrata si manifesta soprattutto, anche nell’area romana, per la capacità di contribuire alla rigenerazione del mercato occupazionale e produttivo della Città, e di creare un supporto alla internazionalizzazione delle piccole e medie imprese fungendo da ponte con i propri Paesi di origine.
Le componenti immigrate più intraprendenti nell’area romana, ribaltano il dato nazionale, riconoscendo ai bangladesi il primato, seguiti da romeni, cinesi, marocchini ed egiziani.